Menu
Seleziona una pagina

La presentazione di un ‘’ERTE’’ (Expediente de Regulación Temporal de Empleo) o dossier di regolamentazione del lavoro temporaneo per causa di forza maggiore, si presenterà quando ci troviamo di fronte a un caso di coinvolgimento diretto, cioè quando per motivi sanitari esogeni siamo costretti a sospendere la nostra attività commerciale, come ad esempio

  1. Tassi di assenteismo dovuti alla malattia che impediscono la continuità dell’attività aziendale.
  2. Adozione di misure di isolamento.
  3. Interruzione dell’attività da parte delle autorità sanitarie, dell’ispettorato del lavoro e della previdenza sociale, della rappresentanza sindacale dei lavoratori o dell’azienda, in quanto esiste un rischio grave e imminente di infezione da parte del CORONAVIRUS.
  4. Dal punto di vista procedurale, contrariamente a quanto accade con la Cassa Integrazione propriamente conosciuta come ‘’ERE’’(Expediente de Regulacion de Empleo), per motivi economici, tecnici, organizzativi o di produzione, l’ ‘’ERTE’’ per cause di forza maggiore richiedono di un’autorizzazione amministrativa in cui l’autorità competente confermi la loro esistenza.

Tale procedura inizia mediante una richiesta su impulso della società, che deve allegare le prove che ritiene necessarie per il riconoscimento del concorso della presunta causa.

Contemporaneamente a tale richiesta, la società dovrà poi notificare alla rappresentanza sindacale dei lavoratori (RSA o RSU) la richiesta fatta.

Una volta che la domanda è stata presentata, l’autorità del lavoro dovrà ottenere un rapporto dall’Ispettorato del lavoro e dalla previdenza sociale e potrà richiedere qualsiasi altra misura, prova o rapporto che ritenga essenziale o necessario.

L’autorità competente del lavoro deve emettere la risoluzione entro un termine massimo di 5 giorni dalla presentazione della richiesta di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, e si limiterà alla verifica dell’esistenza o meno della presunta forza maggiore invocata.

La risoluzione autorizzerà quindi la società a sospendere i contratti o a ridurre l’orario di lavoro a decorrere dalla data del verificarsi delle circostanze che hanno causato la forza maggiore.

Una volta ricevuta la risoluzione, la società procederà a comunicare le sospensioni o le riduzioni dei contratti all’Istituto di previdenza sociale, nonché a rilasciare i certificati aziendali di ciascun lavoratore e inviarli all’organo corrispondente che si occupa della prestazione di disoccupazione per ciascuno di essi, chiamato “SEPE” o Servicio Público de Empleo Estatal.

Infine, e come procedura straordinaria in questa situazione, la società invierà al SEPE dunque un elenco in formato Excel con tutti i dati dei lavoratori e i numeri di conto bancario in modo tale che tale organismo possa procedere ad inserire le prestazioni previste per ciascun lavoratore (70% della base salariale).

Nel caso in cui la risoluzione amministrativa non confermi l’esistenza di forza maggiore, la società potrà richiedere comunque Cassa Integrazione per motivi produttivi, tecnici o organizzativi.

Congedo retribuito:

I lavoratori che prestano servizio in aziende e istituzioni, pubbliche e private, e che non svolgano attività essenziali e la cui attività non sia stata paralizzata dalla dichiarazione dello stato di emergenza decretato dal RD 463/2020 del 14 marzo, godranno di un congedo retribuito obbligatorio recuperabile tra il 30 marzo e il 9 aprile 2020, entrambi inclusi.

Durante questo periodo di tempo, i lavoratori saranno esonerati dall’offrire i propri servizi, anche se continueranno a percepire i loro salari per l’intera giornata lavorativa e per tutte le voci della corrispondente remunerazione. Di conseguenza, tutti gli obblighi delle società e dei lavoratori riguardo le liquidazioni, quote pensionistiche e la maggioranza dei principi della riscossione congiunta resteranno in vigore.

Una volta terminato il suddetto periodo di restrizione, la società e i rappresentanti dei lavoratori (RSA o RSU) dovranno negoziare con l’obiettivo di regolare ed organizzare il piano e sistema di recupero delle ore di lavoro non effettuate e dovute alla richiesta ed applicazione di questo congedo, prevedendo per ciò un periodo massimo di sette giorni.

Il congedo retribuito recuperabile non può essere applicato dalle società nel caso che abbiano impulsato o richiesto un ‘’ERTE’’ per cause di forza maggiore. Le aziende, dipendendo dai casi, che abbiano ridotto solo una parte dell’attività, con l’applicazione del corrispondente ‘’ERTE’’ per ridurre l’orario di lavoro dei lavoratori, saranno invece in grado di combinare entrambe le misure.

Condividi